lunedì 10 ottobre 2016

Pioggia in città

Che freddo grigiore rimbalza rimbomba,
riprende a calare
in frecce di pioggia leggere leggere;

bagna la strada, inzuppa le scarpe,
passanti di fretta avvolti da sciarpe;

si ferma un bambino col naso all'insù

-la bocca socchiusa profuma di mou-

felice raccoglie le frecce cadenti,
nella faretra ha sorrisi mai spenti.

domenica 9 ottobre 2016

Ballata di un cuore triste

Mi piacerebbe sapere, sai,
perché chiudi l'occhio con
palpebre senza sorriso,


e nella bocca prodiga di parole
nascondi un dolore
che solo tu assaggi.


Mi piacerebbe sapere, davvero,
se fingi o se è vera
quella camminata stanca
che accompagno sembrando distratta.


Se nel tuo cuore c'è qualcosa
che rotto già affonda,
vorrei saperlo, amore mio:




Ti aiuterei come un pescatore
e lo riaggiusterei,
con te.

giovedì 6 ottobre 2016

Il bacio

Danzavano tra le note i pensieri, sciami caleidoscopici usciti dal pianoforte che fissavano in forme subitanee e precarie movimento, emozioni.
Lo sguardo di lei scivola come ruscello alla valle dei suoi occhi, bosco ombroso di chiome sussurranti, legno di quercia ambrato dal sole del tramonto...ed è fusione di ghiacci in miele sublime, oro di mille raggi del mezzogiorno, cielo che si apre scansando i vapori... La mano e l'altra si cercano sorelle, franco abbraccio di adulti bambini, che lanciano baci, con infinita corda, da un pozzo rovente e buio profondo.

in ascolto:
https://www.youtube.com/watch?v=Wgm044c9VYM

giovedì 18 agosto 2016

Cuoca provetta

Quale biglietto di compleanno fare per una vostra amica con la passione per la cucina? Vi propongo questo, costruito da me, a forma di pentola con il sugo di pomodoro!  


 Materiale:
- cartoncino 
- carta stagnola
- pattex (colla per carta e altri materiali, abbastanza forte)
- trattopen nero, pastelli, matita, pennarelli (rosso, arancione, marroncino)
- nastrino (a scelta, serve per il pomello del coperchio)

Strumenti:
- squadre
- compasso
...preferibilmente un'ampia scrivania (cosa che io non ho, ahimé!)

Come si costruisce: La pentola
1) Aiutandoti con le squadre, disegna sul cartoncino un lungo rettangolo (il lato maggiore sarà poi la circonferenza della pentola, il lato minore la sua altezza => disegnalo tanto più lungo quanto più vuoi la pentola grande, tanto più alto quanto più vuoi la pentola alta)
2) ritaglia il rettangolo e incolla le estremità formando un cilindro
3) con la carta stagnola avvolgi più volte il cilindro, in modo da creare sotto una base abbastanza spessa di carta stagnola, mentre sopra lasciare aperto (tipo un bicchiere)
4) prendi della carta stagnola e accartocciala in modo da formare salsicciotti piccoli e lunghi: piegane le estremità e fissali con la colla su i due lati della pentola: saranno i manici!

Come si costruisce: Il sugo
1) Capovolgi la pentola su un cartoncino bianco e con la matita traccia il contorno della bocca dell'apertura
2) ritaglia la figura ottenuta e disegna sopra il sugo: con il pennarello rosso disegna tanti cerchi concentrici spostando la mano sul cartoncino (daranno l'impressione delle bolle di sugo); fallo in modo disordinato: devono rimanerci dei piccoli spazi bianci. Successivamente, riempi disordinatamente quegli spazi bianchi con il pennarello marroncino; poi fai delle linee arrotondate e casuali con il pennarello arancione sopra a tutto il disegno.
3) metti della carta di giornale accartocciata all'interno della pentola, fino a tre quarti
4) inserisci sopra alla carta il disegno del sugo (la carta di giornale serve a sorreggerlo)

Come si costruisce: Il coperchio
1) Capovolgi la pentola su un cartoncino bianco e con la matita traccia il contorno della bocca dell'apertura (di nuovo) => quello sarà un punto di riferimento: prendi il compasso e traccia un cerchio più grande del contorno rotondo della pentola
2) fai un taglio dal centro del cerchio-fatto-con-il-compasso ad un suo punto lungo la circonferenza
3) prendi uno dei due lembi della 'ferita' che hai provocato, mettici un pò di colla, poi inseriscilo un pò sotto l'altro lembo
= il risultato dovrebbe essere un cono molto largo, una specie di cappellino cinese
4) Hai presente il buchino centrale fatto dal compasso? Bene, allargalo con la punta della matita e inseriscici un cappio (il nodo deve essere sotto il cartoncino, mentre l'estremità doppia sopra, in modo da poter essere afferrabile) 
5) se vuoi, per far appoggiare meglio il coperchio alla pentola, puoi fare vari salsicciotti di carta stagnola e incollarli tutti sotto il contorno del coperchio

...E ora, il biglietto vero e proprio!
Tutto questo ovviamente non avrebbe senso se tu non fornissi una chiave di lettura alla tua strabiliante costruzione, ed il senso che ho voluto dargli io è questo: una "ricetta di vita" che serva a cucinare quel "sugo" che sarebbe la cosa essenziale del biglietto (gli auguri) e della vita (l'affetto degli amici). La metafora sugo-vita-auguri deve però essere svolta con criterio: quindi ho veramente disegnato e specificato più o meno le quantità degli ingredienti che servono a cucinare un 'vero' sugo (e che possono variare da tradizione a tradizione, per me sono: 'tanti' pelati, 'un pezzo' di carota, 'una' cipolla, 'un pò' di sedano, 'un tocco' di burro, 'qualche cucchiaio' di olio, 'un pizzico' di sale). 
Gli auguri veri e propri si trovano invece su un foglietto inserito all'interno, appoggiato sopra al sugo.




...Bene, ora non resta che sapere se la festeggiata rimarrà stupita dal risultato! 

Enjoy it :)

domenica 8 maggio 2016

Proveremo a far funzionare anche 'oggi'


Proveremo a far funzionare anche 'oggi'
Come la botta alla tv senza segnale
e la chiave che gira ancora, che l’auto non riparte;
come un pezzo del vaso rincollato
e il rammendo su un calzino bucato.

E quando ci sembrerà di non ricordare più
la vista nitida di un qualsiasi canale,
il rumore della macchina in moto,
la forma del vaso integro
e la comodità del calzino senza buchi,

chiameremo un elettricista e un meccanico,
un vaso identico farà il vasaio
e una sarta rammenderà il calzino.

Pagheremo soldi amari d’orgoglio,
resterà la fodera d’umiltà,
e in quella la spinta
per riprovare ancora:

Domani.

sabato 7 maggio 2016

La collana di Costanza



 Un minuto lavorìo e tanta pazienza hanno prodotto una piccola cascata di riccioli di cartoncino: acquamarina e cioccolato. Qualche ricciolo è celeste all'interno e marrone all'esterno, o viceversa...la chiusura è in un morbido nastro di raso marrone!

mercoledì 4 maggio 2016

Il bracciale di Laura

Feltro color prugna, con applicato un nastro dalla delicata fantasia a pois e piccole pietre scintillanti!





Rosa

Un azzurro intenso, con una segreta anima turchese, dialoga con una rosa giovane e fresca, dal fucsia al magenta, dal rosso all'arancio, di una passione dirompente ma al tempo stesso delicata femminilità.

venerdì 29 aprile 2016

il braccialetto di Federica

Ebbene sì, mi cimento a volte anche nella produzione di piccoli accessori, spero che questo nuovo modello vi piaccia! E' fatto in feltro grigio con chiusura ad automatici, ed è percorso da un grazioso nastro nero con cuciture bianche, con il quale ho creato un piccolo fiocco con cucita sopra una perla, classica ma sempre attuale ;) 




giovedì 21 aprile 2016

Little pretty flower


Little pretty flower
rock's not hugging you like wind
running fast from the highest hills
bringing stars from deep black rim!


Little flower, don't be afraid
you'll be saved, sure, by your grace
or will be crown on one girl's face!

mercoledì 20 aprile 2016

Questa giornata di sole la dedico a te


Azzurro è il cielo di speranze
che mi hai dipinto con pazienza,
e una luce giallo pieno
lo accende, riflesso dei tuoi occhi.

Le vie del paese si muovono
al ritmo di una calma laboriosa,
entusiasmo di bambini 
che sotto il glicine si fermano ad annusare,
come me e te 
che ci scopriamo ricercatori di bellezza.

Gridano libere le rondini 
in volo, come i pensieri funesti
e le ferite aperte 
che il balsamo del tuo amore
ha sanato e stornato 
dalle mie spalle.

Le colline ricciute di arbusti
si sgranchiscono comode 
sotto il bagno di sole,
riposo lento sul tuo petto
in sonnolente calure private.


venerdì 25 marzo 2016

Impressioni parte II


Odore volatile di zucchero di canna,
lebile traccia di un goduto caffèlatte;

dolce pelle come prezioso vaso cinese,
tenue colore di timido onore;

occhi tersi, acqua marina, cristalli
di una creatura dall'eterna giovinezza;

e infine, capelli bruni, fili sottili sparsi alla brezza,
docili all'intreccio nelle mani sperate.

giovedì 24 marzo 2016

Cosa penso di..."Niente è come te" (Sara Rattaro)



"NIENTE È COME TE", di Sara Rattaro

Questo libro è uno di quei libri a cui, dalla copertina e dal titolo, non avrei dato molto affidamento perché mi sembrava uno dei tanti romanzi di massa, scritti in modo accettabile, dal contenuto melodrammatico. L’ho trovato per caso su uno scaffale, quasi invisibile tra Tolstoj e Leopardi, mentre vagavo per la casa in cerca di qualche bevanda nuova che appagasse la mia sete di lettura; me lo aveva regalato una parente per Natale e io lo avevo subito catalogato nella sezione “Forse, un giorno, quando avrò tempo, dopo altri libri…”. Ho vinto però il pregiudizio e la pigrizia e ho deciso di lasciarmi stupire, non ci avrei perso molto tempo.



Bene, ho iniziato. Dopo le prime pagine non ero ancora convinta di aver preso una buona decisione, però ho continuato. Fatalmente, mi sono ritrovata a leggere questo libro in un giorno e mezzo, appollaiata sul divano, su una scomodissima sedia in cucina, in piedi, sdraiata, nel letto! Mi sono accorta che quello che mi faceva procedere era un inconscio lavoro di archeologa; il libro, a due voci, portava a ricostruire presente e passato attraverso una strada inusuale, così mangiavo pagine su pagine per cercare di conoscere questi personaggi: il loro vissuto, i loro sentimenti, pensieri, speranze, i loro caratteri, i loro comportamenti, l’intrecciarsi dei loro destini, collane di perle e di nodi dolorosi.



La storia è indubbiamente coinvolgente. È riduttivo dirvi in breve trama, ma accenno giusto che si tratta del tentativo, infine riuscito, di un padre (Francesco), di diventare tale agli occhi di una figlia (Margherita) che gli è stata crudelmente sottratta dalla moglie (Angelica) quando era ancora una bambina e portata con lei al suo paese d’origine, la Danimarca.

Lacerazione, vuoto, tradimento, vergogna, sensi di colpa, speranza dolorosa, amore e amicizia anche nella sofferenza, calvario continuo: questo (e non solo) mi ha trasmesso Francesco.

Attaccamento, abbandono, sradicamento, sofferenza, sentirsi incompresa, sensi di colpa, timido amore e pudore di un’adolescente, riscoperta dei sentimenti semplici e caldi: Margherita.

Amore incondizionato, passione per la vita, coraggio di realizzare i propri sogni, umiltà, apertura verso gli altri, femminilità, spirito e leggerezza, concretezza e sostegno sicuro, forza di andare avanti: Enrica, compagna di Francesco.

Sono loro i sopravvissuti, quelli che devono ricostruire, imparare di nuovo a vivere dopo la scomparsa di quella donna “angelica” e maledetta.


Angelika appare come un fantasma; per la figlia è tutta la sua vita fino ad oggi, per Francesco colei che gliela ha rovinata, azzerando infine ogni sentimento, d’amore e di odio, che lui provava nei suoi confronti. Possiamo immaginarcela come una predatrice, amante della vita senza complicazioni, una bambina che ha fatto sempre quello che voleva, nascondendo a sé stessa il male che procurava alle persone care, anche se le sue ragioni e i suoi veri sentimenti restano un mistero, che si vorrebbe ferocemente scoprire ma che è destinato a restare tale, chiuso in una tomba.



Ciò che fa la differenza, in questo libro, è il fatto che si tratti di una vicenda ispirata ad una storia vera e molto simile a tante, tante altre, che non fanno scalpore tra le pagine dei giornali ma che riempiono la vita di molte persone, che non possono far altro che appellarsi alla giustizia, quasi sempre senza esito, e sperare ogni giorno di non aver perso i propri figli per sempre. L’autrice stessa riporta anche, tra le pagine del libro, brevi testimonianze.



Ho letto fino all’ultima pagina, anche i ringraziamenti, anche le indicazioni di stampa che non legge mai nessuno. Sono rimasta a fissare i fogli vuoti color crema, cercando di capacitarmi del fatto che il flusso di parole era finito e che la storia continuava, ma il libro finiva qui. 


Che roba. 


Come quando esco dal cinema e rimbalzo sulle pareti imbottite del corridoio perché ho ancora una testa in un altro pianeta, quello dentro lo schermo. 


Dopo un po’ sono riuscita a tornare alla mia vita, ma come in una bolla, almeno per quel giorno. C’è stato qualcosa che ho capito e mi ha cambiato, di cui troverò le tracce non solo in quelle righe speciali che ho sottolineato, ma anche dentro di me; quel qualcosa non so dirvi cos’è ma penso che lo scoprirete anche voi e per ognuno sarà diverso; se però questo “qualcosa” è stato possibile, è perché il libro è entrato in contatto con la vita, e quando accade questo, si può ben dire: << Quel libro ha funzionato!>>.