"NIENTE È COME TE", di Sara
Rattaro
Questo libro è uno di quei libri a cui, dalla copertina e
dal titolo, non avrei dato molto affidamento perché mi sembrava uno dei tanti
romanzi di massa, scritti in modo accettabile, dal contenuto melodrammatico.
L’ho trovato per caso su uno scaffale, quasi invisibile tra Tolstoj e Leopardi,
mentre vagavo per la casa in cerca di qualche bevanda nuova che appagasse la
mia sete di lettura; me lo aveva regalato una parente per Natale e io lo avevo
subito catalogato nella sezione “Forse, un giorno, quando avrò tempo, dopo
altri libri…”. Ho vinto però il pregiudizio e la pigrizia e ho deciso di
lasciarmi stupire, non ci avrei perso molto tempo.
Bene, ho iniziato. Dopo le prime pagine non ero ancora
convinta di aver preso una buona decisione, però ho continuato. Fatalmente, mi
sono ritrovata a leggere questo libro in un giorno e mezzo, appollaiata sul
divano, su una scomodissima sedia in cucina, in piedi, sdraiata, nel letto! Mi
sono accorta che quello che mi faceva procedere era un inconscio lavoro di
archeologa; il libro, a due voci, portava a ricostruire presente e passato
attraverso una strada inusuale, così mangiavo pagine su pagine per cercare di
conoscere questi personaggi: il loro vissuto, i loro sentimenti, pensieri, speranze,
i loro caratteri, i loro comportamenti, l’intrecciarsi dei loro destini,
collane di perle e di nodi dolorosi.
La storia è indubbiamente coinvolgente. È riduttivo dirvi in
breve trama, ma accenno giusto che si tratta del tentativo, infine riuscito, di
un padre (Francesco), di diventare tale agli occhi di una figlia (Margherita)
che gli è stata crudelmente sottratta dalla moglie (Angelica) quando era ancora
una bambina e portata con lei al suo paese d’origine, la Danimarca.
Lacerazione, vuoto, tradimento, vergogna, sensi di colpa,
speranza dolorosa, amore e amicizia anche nella sofferenza, calvario continuo:
questo (e non solo) mi ha trasmesso Francesco.
Attaccamento, abbandono, sradicamento, sofferenza, sentirsi
incompresa, sensi di colpa, timido amore e pudore di un’adolescente, riscoperta
dei sentimenti semplici e caldi: Margherita.
Amore incondizionato, passione per la vita, coraggio di
realizzare i propri sogni, umiltà, apertura verso gli altri, femminilità,
spirito e leggerezza, concretezza e sostegno sicuro, forza di andare avanti:
Enrica, compagna di Francesco.
Sono loro i sopravvissuti, quelli che devono ricostruire,
imparare di nuovo a vivere dopo la scomparsa di quella donna “angelica” e
maledetta.
Angelika appare come un fantasma; per la figlia è tutta la
sua vita fino ad oggi, per Francesco colei che gliela ha rovinata, azzerando
infine ogni sentimento, d’amore e di odio, che lui provava nei suoi confronti. Possiamo
immaginarcela come una predatrice, amante della vita senza complicazioni, una
bambina che ha fatto sempre quello che voleva, nascondendo a sé stessa il male
che procurava alle persone care, anche se le sue ragioni e i suoi veri
sentimenti restano un mistero, che si vorrebbe ferocemente scoprire ma che è
destinato a restare tale, chiuso in una tomba.
Ciò che fa la differenza, in questo libro, è il fatto che si
tratti di una vicenda ispirata ad una storia vera e molto simile a tante, tante
altre, che non fanno scalpore tra le pagine dei giornali ma che riempiono la
vita di molte persone, che non possono far altro che appellarsi alla giustizia,
quasi sempre senza esito, e sperare ogni giorno di non aver perso i propri
figli per sempre. L’autrice stessa riporta anche, tra le pagine del libro,
brevi testimonianze.
Ho letto fino all’ultima pagina, anche i ringraziamenti,
anche le indicazioni di stampa che non legge mai nessuno. Sono rimasta a
fissare i fogli vuoti color crema, cercando di capacitarmi del fatto che il
flusso di parole era finito e che la storia continuava, ma il libro finiva qui.
Che roba.
Come quando esco dal cinema e rimbalzo sulle pareti
imbottite del corridoio perché ho ancora una testa in un altro pianeta, quello dentro
lo schermo.
Dopo un po’ sono riuscita a tornare alla mia vita, ma come
in una bolla, almeno per quel giorno. C’è stato qualcosa che ho capito e mi ha
cambiato, di cui troverò le tracce non solo in quelle righe speciali che ho
sottolineato, ma anche dentro di me; quel qualcosa non so dirvi cos’è ma penso
che lo scoprirete anche voi e per ognuno sarà diverso; se però questo
“qualcosa” è stato possibile, è perché il libro è entrato in contatto con la
vita, e quando accade questo, si può ben dire: << Quel libro ha
funzionato!>>.