venerdì 25 marzo 2016

Impressioni parte II


Odore volatile di zucchero di canna,
lebile traccia di un goduto caffèlatte;

dolce pelle come prezioso vaso cinese,
tenue colore di timido onore;

occhi tersi, acqua marina, cristalli
di una creatura dall'eterna giovinezza;

e infine, capelli bruni, fili sottili sparsi alla brezza,
docili all'intreccio nelle mani sperate.

giovedì 24 marzo 2016

Cosa penso di..."Niente è come te" (Sara Rattaro)



"NIENTE È COME TE", di Sara Rattaro

Questo libro è uno di quei libri a cui, dalla copertina e dal titolo, non avrei dato molto affidamento perché mi sembrava uno dei tanti romanzi di massa, scritti in modo accettabile, dal contenuto melodrammatico. L’ho trovato per caso su uno scaffale, quasi invisibile tra Tolstoj e Leopardi, mentre vagavo per la casa in cerca di qualche bevanda nuova che appagasse la mia sete di lettura; me lo aveva regalato una parente per Natale e io lo avevo subito catalogato nella sezione “Forse, un giorno, quando avrò tempo, dopo altri libri…”. Ho vinto però il pregiudizio e la pigrizia e ho deciso di lasciarmi stupire, non ci avrei perso molto tempo.



Bene, ho iniziato. Dopo le prime pagine non ero ancora convinta di aver preso una buona decisione, però ho continuato. Fatalmente, mi sono ritrovata a leggere questo libro in un giorno e mezzo, appollaiata sul divano, su una scomodissima sedia in cucina, in piedi, sdraiata, nel letto! Mi sono accorta che quello che mi faceva procedere era un inconscio lavoro di archeologa; il libro, a due voci, portava a ricostruire presente e passato attraverso una strada inusuale, così mangiavo pagine su pagine per cercare di conoscere questi personaggi: il loro vissuto, i loro sentimenti, pensieri, speranze, i loro caratteri, i loro comportamenti, l’intrecciarsi dei loro destini, collane di perle e di nodi dolorosi.



La storia è indubbiamente coinvolgente. È riduttivo dirvi in breve trama, ma accenno giusto che si tratta del tentativo, infine riuscito, di un padre (Francesco), di diventare tale agli occhi di una figlia (Margherita) che gli è stata crudelmente sottratta dalla moglie (Angelica) quando era ancora una bambina e portata con lei al suo paese d’origine, la Danimarca.

Lacerazione, vuoto, tradimento, vergogna, sensi di colpa, speranza dolorosa, amore e amicizia anche nella sofferenza, calvario continuo: questo (e non solo) mi ha trasmesso Francesco.

Attaccamento, abbandono, sradicamento, sofferenza, sentirsi incompresa, sensi di colpa, timido amore e pudore di un’adolescente, riscoperta dei sentimenti semplici e caldi: Margherita.

Amore incondizionato, passione per la vita, coraggio di realizzare i propri sogni, umiltà, apertura verso gli altri, femminilità, spirito e leggerezza, concretezza e sostegno sicuro, forza di andare avanti: Enrica, compagna di Francesco.

Sono loro i sopravvissuti, quelli che devono ricostruire, imparare di nuovo a vivere dopo la scomparsa di quella donna “angelica” e maledetta.


Angelika appare come un fantasma; per la figlia è tutta la sua vita fino ad oggi, per Francesco colei che gliela ha rovinata, azzerando infine ogni sentimento, d’amore e di odio, che lui provava nei suoi confronti. Possiamo immaginarcela come una predatrice, amante della vita senza complicazioni, una bambina che ha fatto sempre quello che voleva, nascondendo a sé stessa il male che procurava alle persone care, anche se le sue ragioni e i suoi veri sentimenti restano un mistero, che si vorrebbe ferocemente scoprire ma che è destinato a restare tale, chiuso in una tomba.



Ciò che fa la differenza, in questo libro, è il fatto che si tratti di una vicenda ispirata ad una storia vera e molto simile a tante, tante altre, che non fanno scalpore tra le pagine dei giornali ma che riempiono la vita di molte persone, che non possono far altro che appellarsi alla giustizia, quasi sempre senza esito, e sperare ogni giorno di non aver perso i propri figli per sempre. L’autrice stessa riporta anche, tra le pagine del libro, brevi testimonianze.



Ho letto fino all’ultima pagina, anche i ringraziamenti, anche le indicazioni di stampa che non legge mai nessuno. Sono rimasta a fissare i fogli vuoti color crema, cercando di capacitarmi del fatto che il flusso di parole era finito e che la storia continuava, ma il libro finiva qui. 


Che roba. 


Come quando esco dal cinema e rimbalzo sulle pareti imbottite del corridoio perché ho ancora una testa in un altro pianeta, quello dentro lo schermo. 


Dopo un po’ sono riuscita a tornare alla mia vita, ma come in una bolla, almeno per quel giorno. C’è stato qualcosa che ho capito e mi ha cambiato, di cui troverò le tracce non solo in quelle righe speciali che ho sottolineato, ma anche dentro di me; quel qualcosa non so dirvi cos’è ma penso che lo scoprirete anche voi e per ognuno sarà diverso; se però questo “qualcosa” è stato possibile, è perché il libro è entrato in contatto con la vita, e quando accade questo, si può ben dire: << Quel libro ha funzionato!>>.